Non c'è un giorno preciso in cui ho deciso che mi sarei presa cura degli animali, è una cosa che è cresciuta con me. Da sempre in casa c'è stato Rocky, il mio pastore tedesco, che mi ha accompagnato per quattordici anni. E poi, da bambina, è arrivata Lulù, una coniglietta nana ariete vivace e testarda che sapeva farsi rispettare, era una di quelle conigliette guerriere e allo stesso tempo era il mio punto di riferimento, soprattutto negli anni più difficili dell'adolescenza. È rimasta con me per nove anni, le portavo le verdure fresche dall'orto della nonna ogni giorno fino alla fine, ed è lei che mi ha fatto innamorare degli animali, e soprattutto delle piccole anime.
Da Lulù in poi mi sono ritrovata sempre a prendermi cura di qualcuno. C'era Nerino, il cane dei miei zii, e quando loro partivano in viaggio io andavo tutti i giorni a dargli da mangiare, a portarlo a correre, a coccolarlo, e a Capodanno me lo portavo in casa finché i botti non finivano. La sua pasta gliela cucinavo apposta e la lasciavo in frigo per la settimana, perché lui mangiava la pasta proteica al posto delle crocchette. E poi c'è stato Cookie, il meticcio di mia nonna che ha vissuto diciotto anni, negli ultimi non vedeva e non sentiva più, non trovava la ciotola e così lo imboccavo io col cucchiaio. Sono cose che mi chiedevano di fare e che ho sempre fatto volentieri, perché prendermi cura degli animali mi è sempre venuto naturale e mi ha sempre fatto stare bene.
Per me gli animali sono anime pure, più sincere di noi, e meritano rispetto, attenzione, presenza, non solo cibo e acqua. Quello che davvero non sopporto sono i pet-sitter che si limitano a tenere un cane in giardino senza interagire mai, non è cura, è parcheggio. Per me prendermi cura di un animale di qualcun altro vuol dire esserci davvero, comunicare con lui leggendo il suo linguaggio del corpo, e dedicargli il tempo e le cure di cui ha bisogno, come se fosse il mio.